IO NO

Contro ogni violenza sulle donne

Sono io, questa sono io

con il sorriso stampato

nella neve dei soli

io che non voglio più

sentire le mie lacrime scendere

secche sulle mie guance bianche

azzurre polveri

truccano le mie mani

avide di vita

Adesso No, dico No

alle tue vane promesse

alle parole senza senso

pronunciate per paura di perdermi

Adesso ci sono io, qui, sola

e vola in alto il mio pensiero

lontano da te

lontana dalle paure

con la voglia di ritrovarmi

ogni giorno, ogni attimo

fuori da ogni timore.

Lila

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18 pensieri su “IO NO

  1. Amare veramente una donna non vuol dire regalare i fiori, vestiti, anelli. Vuol dire rispettare il suo essere donna, le sue idee, la sua fragilità. I confronti ci possono essere ma mai un uomo può permettersi di toccare con violenza una donna in nome dell’amore.

  2. Concordo pienamente, mia carissima lila: spero tanto che si possa arrivare a ricordare, questi episodi, per quello che sono: espressione di brutale animalità dissennata…
    Infinità solidarietà…

  3. Bellissima Lila, l’Amore non E’ Violenza. Purtroppo ancora vengono scusati atti violenti mettendo il paravento dell’ipocrisia, speriamo in un futuro sereno. Un sorriso,65Luna

    1. Cara Luna, hai ragione, l’Amore non può essere confuso con la violenza. Spero che ci siano atti di coraggio che ridimensionino le cose e le sensazioni.
      Un sorriso e buona serata cara. Lila

  4. fausto

    IL SILENZIO DELLE INNOCENTI

    di Fausto Corsetti

    Una sconvolgente statistica delle Nazioni Unite stima come, in tutto il Pianeta, una donna su tre sarà picchiata o stuprata nel corso della sua vita.
    E’ triste costatare che, proprio secondo le statistiche, oltre il novanta per cento degli episodi di violenza sulle donne avviene in casa, per mano del marito o di altri familiari. E non soltanto in ambienti degradati: spesso le vittime sono persone colte e dovrebbero conoscere gli strumenti per difendersi; spesso svolgono anche un’attività lavorativa fuori dalle mura domestiche. La domanda che ci si pone, quindi, è sempre la stessa: perché non se ne vanno?
    Casi estremi a parte, coloro si occupano di maltrattamenti alle donne sovente spiegano questo comportamento con la paura, con la dipendenza economica, con l’abilità del persecutore nel creare il vuoto intorno alla sua vittima. E’ vero: quando versa in una situazione di grande insicurezza, quando vive quasi prigioniera, la vittima non solo ha paura, ma considera il suo aguzzino l’unico in grado di aiutarla, anche a causa dell’isolamento in cui si trova. Ma queste ragioni non bastano a spiegare il dramma.
    Possibile che una donna, oggi, sia isolata al punto tale da non sapere che esistono centri e associazioni in grado di sostenerla? Che non le capiti di incontrare un parente, un conoscente, un medico con cui confidarsi?
    Probabilmente le capita. Ma qualcosa la frena, ed è ciò che viene chiamato “doppio legame”. Una forma speciale di dipendenza: da un lato vorrebbe eliminare la persona che le fa del male, dall’altro, quando ci prova, è colta da una specie di senso di colpa. Subentra un particolare tipo d’inerzia, di astenia che suscita da una parte i ricordi dei bei tempi trascorsi insieme, dall’altra il timore di sentirsi incapace di vivere senza di lui, sebbene quella convivenza implichi una violenza quotidiana.
    Piuttosto che stare sole si accetta questo “essere con l’altro” che significa sofferenze e botte, segno dell’esistenza di un legame perverso. A volte, la violenza è percepita quasi come una forma di attenzione, arriva persino a essere interpretata come una specie di amore e, in qualche modo, malato qualche volta lo è: certi uomini violenti sono convinti di amare davvero le proprie compagne. E questa è la parte più terrificante.
    Succede anche a ragazze giovani, belle, di buona famiglia, che per nessuna ragione dovrebbero temere la solitudine; eppure non riescono a lasciare un ragazzo che le manda al pronto soccorso. Più una storia si allunga, più lasciare è difficile, perché il legame si fa più solido e s’instaura una specie di dipendenza simile a quella della droga: lei ci riprova, lo perdona per l’ultima volta; solo che poi non è mai l’ultima. Le donne sperano, sperano sempre, sperano che lui cambi. Non succede.
    L’unica scelta possibile è denunciare subito al primo episodio di violenza: altrimenti si comincia a sopportare, e non è giusto.
    Non solo gli uomini devono cambiare, ma anche la testa delle donne: capire che non dovrebbero mai avere paura della persona cui sono legate, convincersi soprattutto che possono farcela, possono farcela da sole!

    1. Caro Fausto innanzitutto ti ringrazio per il tuo intervento. Sai? Oltre alla violenza fisica esiste la violenza psicologica che a volte è altrettanto sottile e fa davvero male. Le tue ultime parole sono un grido! E’ vero, noi donne possiamo farcela da sole. Soprattutto possiamo farcela quando sentiamo di perdere la nostra dignità. Nel mio caso ho pensato che peggio di così non potevo stare, che era meglio stare da sola piuttosto che vivere in quell’inferno. E’ stata una scelta dolorosa nonostante tutto ma ora sono contenta di averla fatta.
      Ti abbraccio e ti ringrazio di cuore! Lila

  5. fausto

    GRAZIE a te per l’accoglienza e la grande sensibilità riservate alle mie riflessioni su un tema così drammatico.
    Ricambio l’abbraccio.
    Buona serata!

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